Intensità è brevità

20-08-2012, 11:30
L'essenza della cultura giapponese è breve. Come gli haiku, un componimento poetico caratterizzato dalla struttura in tre versi, rispettivamente di cinque, sette e cinque sillabe.

Poesia dai toni semplici, senza alcun titolo, che elimina fronzoli lessicali e congiunzioni, trae la sua forza dalle suggestioni della natura e delle stagioni: per via dell'estrema brevità, la composizione richiede una grande sintesi di pensiero e d'immagine.

Per secoli fu una forma "volgare" di poesia, diffusa tra il popolo e solamente nel diciassettesimo secolo venne riconosciuta come forma d'arte grazie alle opere di maestri del calibro di Matsuo Basho. Il soggetto dell'haiku sono scene rapide ed intense, che rappresentano in genere la natura e le emozioni che esse lasciano nell'animo dell'haijin (il poeta). La mancanza di nessi evidenti tra i versi lascia spazio ad un vuoto ricco di suggestioni, quasi come una traccia che sta al lettore completare.

In ogni haiku è presente il cosiddetto riferimento stagionale (kigo), cioè un accenno alla stagione che definisce il momento dell'anno in cui viene composta o al quale è dedicata. Può essere un animale (come la rana per la primavera o la lucciola per l'estate), un luogo, un albero, ma anche un evento o una tradizione. In Giappone più di dieci milioni di persone (circa il 10% della popolazione) si dilettano a scrivere haiku.

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